Scopriamo con rammarico che sono trascorsi più di quarant’anni invano dal ’68 perché la pedagogia di quei cattivi maestri ancora opera nelle nostre scuole ed esercita un’egemonia culturale pressoché immutata che i risultati fallimentari invece, smentiscono e non giusticano. Ad essi è ancora consentito di politizzare metodologie e didattica e di confondere l’istruzione, ma più ancora in generale l’educazione, con l’individualismo ed il classismo nella miope convinzione che sia giusto perseguire anche in questo campo nevralgico per il futuro di una nazione, l’egualitarismo al ribasso. I guasti che una simile sciocchezza ha procurato alla società con il soffocamento delle intelligenze migliori impedite da orde di stolti, mediocri ed ignoranti protesi a rivendicare diritti e posizioni delicate preminenti per condurci tutti indistintamente sull’orlo del precipizio, sono appalesati da questa crisi economico-finanziaria ma soprattutto valoriale e di costume. Un’egemonia che non ha generato guasti solamente alla politica, dove abbiamo visto sgalletate con curriculum fittizi sedere sugli scranni dei parlamenti nazionali e regionali ed a corollario l’inevitabile prosaicizzazione della rappresentanza popolare, ma anche riflessi negativi procurati dalle facilonerie di simili pseudopedagoghi all’economia in generale. In ogni posto di lavoro si osservano infatti spocchiose capre e raglianti somari in possesso di ridondanti lauree, arrecare danni alla comunità in misura direttamente proporzionale al grado della loro ignoranza perché simili gioiosi maestri della lotta di classe, che ancora pensano come Lenin di far reggere lo Stato ad una cuoca, NON li hanno bocciati quando andavano bocciati e ci hanno rovinati del tutto illudendoli sul loro futuro e minando il nostro destino. Senza l’ausilio di questi pessimi maestri, il Trota oggi avrebbe tra le mani NON una laurea comprata in Albania, ma un bel mestiere col quale rendersi utile e dal quale poter trarre il necessario per vivere. Sarebbe diventato un uomo forte, sano e ben educato, incapace di fare la cresta.
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“Incapace di fare la cresta” non direi; in Italia fare la cresta è considerato uno dei modi auspicabili, perché necessari, al mantenimento dei venti figli che potrebbero arrivare se la fecondazione dovesse essere assistita – e nulla sarà più facile – da un medico praticone che ha bevuto troppo la sera prima di eseguire l’innesto nell’ovulo. La scuola italiana adatta le poche verità che conosce, assieme alle molte balle che inventa, alla mediocrità delle capacità intellettuali generalmente condivise dalle masse di studenti considerate come fossero una sola, e piuttosto stupidotta, individualità. In questo modo sono esclusi gli estremi, che hanno al polo inferiore gli inadatti allo studio, e in quello superiore le intelligenze dotate. Senza voler accomunare i diversi valori dai quali sono caratterizzati i due estremi opposti di pensiero, ricordo che il fascismo e il comunismo condividono lo stesso principio di base, di ordine prettamente quantitativo, che stabilisce debba essere lo studio organizzato in modo uniforme ed egualitario adatto alle masse di studenti composte da individui anche molto diversi tra loro nelle inclinazioni che intelligenze diverse necessariamente hanno. La scuola dovrebbe, procedendo da una base minima che potrebbe anche essere comune, differenziare il proprio insegnamento in funzione delle predisposizioni individuali, e dovrebbero essere escluse quelle in relazione alle possibilità economiche delle famiglie. È un errore credere che una persona culturalmente ignorante debba anche essere, a causa di questo aver poco studiato, per forza di cose cattiva o necessariamente buona e incapace di “fare la cresta”. Il Parlamento italiano è riempito da una moltitudine di ignoranti che sanno fare la cresta, da qualche colto che sa fare la cresta, da rare personalità oneste e intelligenti, ma quasi la totalità ha, in testa, una cresta da far sembrare quella dei galli un’escrescenza di poco conto.